22 agosto 2016

Kaiserschmarren - frittata dolce di Parcines




Oggi per il Calendario del Cibo Italiano si celebra la settimana della cucina di Montagna, ambasciatrice Cinzia Donadini, leggete qui il suo post

Era il 1977 la prima volta che sono andata in Alto Adige con la mia famiglia, sino a quel momento per noi la montagna era stata l'altopiano di Asiago, ma quell'estate la nostra famiglia si è spinta fin dopo Merano, precisamente a Parcines località Quadrati....un agglomerato di malghe posti sopra Parcines quasi al limite della Val Venosta e da quell'anno tutte le estati almeno qualche giorno lo trascorriamo là. Per noi bambini è stata un'avventura, monti alti e sentieri sconosciuti tutti da scoprire. Il mio primo ricordo di quell'avventura sono le mucche, libere nel vicino pascolo e Nebbia il San Bernardo dei padroni dela malga che ci ospitava che le controllava. Mia sorella in braccio a mio papà aveva paura, io invece mi sono avvicina per accarezzarle con Mattia, l'allora padrone di casa.
Quel lontano agosto del 1977 la montagna mi è entrata nel cuore, ogni estate sentieri, profumi e sapori da scoprire. Fu proprio da Mattina che scoprì per la prima volta il Kaiserschmarrenan, la frittata dolce altoatesina con la marmellata di mirtilli, insieme ai Canederli è uno dei piatti montanari che preferisco di più.
Mattia e Nebbia non ci sono più, ma la tradizione della famiglia è stata portata avanti dalla figlia Cristina e dal nipote Andrea chef della locanda.
Ecco perché oggi per festeggiare la settimana della cucina di montagna ho deciso di riproporre questo piatto che mi ha conquistato fin dal primo momento.
Gli ingredienti di questo piatto sono pochi e semplice, ma il risultato è veramente un'esplosione di gusto e profumo.



Kaiserschmarren (frittata dolce altoatesina)

Ingredienti per 4 persone:
150 g di farina integrale tipo 2
200 ml di latte
6 uova (separate)
1 presa di sale
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di zucchero vanigliato
25 g di burro
10 cucchiaio di marmellata di mirtilli rossi




Ingredienti
Preparare la marmellata di mirtilli rossi, oppure acquistare quella già pronta.


Mescolare farina, latte e sale a formare un impasto liscio. Incorporare i tuorli, sbattere a neve gli albumi con 1 cucchiaio di zucchero e unirli all'impasto.

In una padella capiente, scaldare un pò di olio, versare l'impasto degli Schmarrn. Far dorare il lato inferiore, poi girare e coprire con un coperchio. Ultimare la cottura in forno.
Con due forchette, tagliare lo Schmarren a pezzi, far caramellare leggermente con burro, zucchero e zucchero vanigliato.  Collocare su un piatto, cospargere con un pò di zucchero a velo.
Servire con marmellata di mirtilli rossi fatta in casa.

La ricetta è di Andrea Steck della Locanda Brünnl di Quadrato/Parcines.




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Trota-rellando




Devo confessarlo a casa mia non c'è la tradizione del pesce di lago, anche se la mia cittadina, Este, è equidistante dal mare, dal lago e dalla montagna.
Nel mio cuore però il lago ha un posticino particolare, al lago di Garda sono legati alcuni tra i più cari ricordi d'infanzia. Con i miei zii ho anche provato a pescare, ma diciamo che non ho avuto molta fortuna...

Quando AIFB, ha annunciato che ci sarebbe stato un contest dedicato al pesce di lago e ad alcuni prodotti del Lago di Garda, ho voluto fortemente partecipare, per potermi finalmente cimentare nella preparazione del pesce di lago...ma anche per un altro motivo ed il motivo ha un nome Davide Oldani...lo so lo so...prima di arrivare ad essere seduta vicino ad Oldani per giudicare i 40 piatti degli chef che cucineranno durante la regata dovrò sbaragliare le altre 39 blogger...ma sognare non ha mai creato danno a nessuno e quindi il mio impegno sarà maggiore proprio per arrivare a questo obiettivo.



La Garda Cooking Cup, e Il Garda in Padella, il contest organizzato il 24 e il 25 settembre, sulle acque di Salò, sul Lago di Garda, ospiterà una competizione che unisce in un unico progetto la vela amatoriale, la cucina di qualità e le eccellenze del territorio: 40 barche a vela, 40 equipaggi, 40 cuochi e 40 blogger coinvolte nella gara.





Ma procediamo con ordine !!!
A tutte le blogger partecipanti è stato inviato una sorta di mistery box che conteneva alcuni prodotti, da utilizzare in abbinata al pesce di lago, vediamoli:

Vino RosaMara 2015 (uve Groppello, Marzemino, Sangiovese e Barbera) di Costaripa
Capperi di Gargnano al sale dell'Azienda Agricola Giacomini
Formaggio Bagoss della Cooperativa Valle di Bagolino
Olio Extravergine di Oliva, cultivar Casaliva  dell'Azienda Agricola Giacomini
Zafferano di Pozzolengo dell'Azienda Agricola Al Muràs
Farina di granoturco macinato a pietra, Polenta del Garda, dell'antico mulino di Bedizzole

Tutti prodotti che, non serve dirlo, sono di ottima qualità.

Ho deciso di utilizzare la trota salmonata, bella rosa e molto delicata che abbinata ai capperi, all'olio di oliva e al Bagoss, ha creato un abbinamento di sapori e profumi molto particolari.
Ho creato quindi una pizza gourmet a lievitazione lenta.

L'impasto è il classico impasto Bonci con idratazione al 50%, ma diversamente da tutte le volte che impasto la pizza questa volta per la parte liquida ho utilizzato 50% di acqua frizzante freddissima e 50% di vino RosaMara sempre molto freddo, per entrambe circa 5°C.
Per la farina ho scelto una integrale tipo 2 rigorosamente macinata a pietra, così da far sentire tutti i profumi del grano.




Ingredienti per 2 pizze del diametro di ....cm
600 gr di farina integrale tipo 2
2 cucchiaini di sale
150 ml di acqua frizzante a 5°C
150 ml di vino RosaMara a 5°C
1 cucchiaino di miele
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
15 capperi
300 gr di trota salmonata pulita e deliscata
200 gr di mozzarella fiordilatte
300 gr di Bagoss
3 g di lievito di birra





Procedimento
Impastare la pizza nella planetaria, farina, lievito, miele e olio, azionare la planetaria a bassa velocità, aggiungere un po' alla volta il mix liquido di acqua e vino, fino a quando gli ingrediente saranno amalgamati, aggiungere il sale, aumentare la velocità della planetaria e far andare fino a quando l'impasta sarà ben incordato.
Quando l'impasto sarà ben incordato, porre tutto in un contenitore spennellato di olio. Coprire il contenitore e porre in frigo ad una temperatura di 5°C per 10 ore.
Passate le 10 ore prendere il contenitore e lasciarlo a temperatura ambiente in un luogo fresco, circa 20°C (io in cantina) per altre 14 ore.
Per la cottura della trota ho utilizzato il sotto vuoto e la bassa temperatura.
Pulire e sfilettare la trota ricavando 2 filetti.
In un sacchetto adatto al sotto vuoto mettere i filetti e 2 cucchiai di olio, aggiungere poi 2-3 rametti di finocchietto, 1 foglia di alloro, 2 rametti di timo, 2 rametti di erba pepe.
Chiudere il sotto vuoto e cuocere in acqua ad una temperatura di 60°C per 20 minuti circa, cercando di mantenere il più possibile stabile la temperatura, aiutatevi con una sonda che misura la temperatura.




Una volta cotto, lasciar raffreddare il tutto prima di aprire il sacchetto.
Tagliare a pezzetti piccoli il fiordilatte, grattugiare il Bagoss con una grattugia a maglie grosse.
Aprire il sacchetto del sotto vuoto, privare il pesce della pelle e sgranarlo grossolanamente con le mani. Lavare i capperi per desalarli, tritarli a coltello.
Aggiungere al pesce i capperi e 3-4 cucchiai di olio extravergine di oliva.
Amalgamare il tutto con una forchetta.
Prendere l'impasto e stendere le 2 pizze con le mani, lasciare riposare per 1 ora.
Guarnire le pizze con il mix di mozzarella e Bagoss ed infornare il tutto a 250°C per circa 15 minuti.

Attenzione che il tempo di cottura dipende dal forno, dalle teglie utilizzate, io ad esempio ho utilizzato quelle forate.

Una volta cotta la base, lasciar raffreddare 2 minuti, nel frattempo formare delle quenelle con il composto di trota e capperi.
Tagliare la pizza con la rotella formando 8 fette, adagiare su ognuna 1 quenelle e 1 cappero.
Al centro della pizza mettere una quenelle.
La fortuna ha voluto che la mia pianta di capperi mi regalasse proprio in questi giorni un bellissimo fiore che ho utilizzato per decorare il piatto.
Servire accompagnandolo con un buon bicchiere di Rosa Mara....e buon appetito.




Con questa ricetta partecipo alla prima edizione del contest Garda Cooking Cup, Il Garda in Padella, iniziativa promossa da AIFB per promuovere il pesce di lago ed alcune eccellenze del Garda.



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17 agosto 2016

Pronti al duello




Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB, si festeggia la giornata nazionale del pesce spada, ambasciatrice la mia amica e socia Marianna Bonello, leggete qui il suo post.


Il pesce spada nella mia cucina trova sempre posto, è così versatile che si presta a moltissime preparazioni.
Marianna nel suo post vi parlerà di questa specie descrivendovi alla perfezione le sue caratteristiche, quindi non mi ripeto e passo subito alla preparazione dela ricetta che se fatta tutta è un po' lunga ma molto, molto buona.
Ho pensato ai bambini che molto spesso non vogliono mangiare il pesce quindi è necessario "imbrogliarli", ho pensato quindi di preparare della polpette schiacciate per farcire un bel panino al limone.

Se non si ha il tempo di preparare il pane, potete sostituirlo con dei panini di segale o di farina integrale che bel si sposano con il gusto del pesce spada e delle verdure di accompagnamento.

Ho voluto accompagnare il panino con una maionese vegana, così da restare più leggeri.
La ricetta è delle mia amica Daniela, il suo blog Timo e Lenticchie è veramente pieno di ottime idee gustone e sane....seguitela.

Polpetta di pesce spada per 2 persone
300 gr di pesce spada
5 fili di erba cipollina
sale e pepe
2 pomodori datterino
2 peperoni piccoli


Pane allo zafferaano circa 12 pezzi

500 gr di Farina tipo 1

5 gr di Sale
2 gr di Lievito di Birra
1 cucchiaino di Miele
100 gr di acqua a 5°
la punta di un cucchiaino di zafferano
la buccia grattugiata di 2 limoni



Sciogliere lo zafferano in un cucchiaio di acqua tiepida.
Nella planetaria versare la farina, il lievito, il miele, la buccia del limone, azionare il gancio ed aggiungere pian piano prima l'acqua e poi lo zafferano, se volete un colore più intenso aggiungere altro zafferano sciolto. Quando il lievito è stato assorbito aggiungere il sale. Aumentare la velocità e lascia incordare bene, serviranno circa 15 minuti.
Mettere l'impasto in un contenitore, coprire con la pellica e lasciar lievitare in frigo per almeno 12 ore. Dopo circa 12 ore togliere il contenitore dal frigo e lasciarlo a temperatura ambiente fino a quando l'impasto sarà raddoppiato. Il tempo potrà variare dalla 4 ore in su, in base alla temperatura e all'umidità che ci sarà casa.
Ad impasto raddoppiato, formare dei panini da circa 60-70 gr lasciare che lievitino ed informare con forno caldo a 250° per circa 40 minuti.
Quando saranno ben colorati sfornarli e lasciarli raffreddare in una griglia.

Prendere il pesce spada tagliarlo a pezzettini piccoli, con un coltello ben affilato tritare bene la polpa in modo da ottonere un pastone simile a quello di carne utilizzato per le polpette.
Aggiugere la scorza del limone grattugiata e l'erba cipollina tritata.
Formale delle palle da circa 150 gr. schicciare per appiattirla.
In una padella aggiungere dell'olio di oliva e cuocere le polpette piatte di pesce spada da entrambi i lati fino a farle dorare bene. Regolare di sale e pepe.



Maionese Vegana
Ingredienti per la  maionese vegan
100 gr. di olio di semi di girasole deodorato bio
20 gr di olio extravergine di oliva bio
60 gr di latte di soia senza zuccheri aggiunti (soia italiana bio)
3 cucchiai di succo di limone
1 pizzico di sale

Preparazione:
Preparare l'olio in un contenitore graduato provvisto di beccuccio.
Versare nel boccale del frullatore ad immersione il latte a temperatura ambiente e far inglobare l’aria con movimenti dall’alto al basso.
Quando vediamo che si gonfia, sempre frullando con l’altra mano a filo versare l’olio e continuare per qualche minuto. Sempre a filo aggiungere il limone e il pizzico di sale.

Ora sarà possibile montare il panino.
Stendere un velo di maionese sul fondo del panino, adagiare la polpetta di pesce spada e farcire con verdure a piacere. Io ho utilizzato dei pomodori datterini e dei peperoni piccoli.
Potete utilizzare insalata, cipolla, germogli vari, ravanelli....insomma tutto quello che vi piace di più.
Aggiungere della maionese sopra alla farcitura e buon appetito.
Ideale sarebbe accompagnare il panino con del vino bianco ghiacciato.





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15 agosto 2016

Hänsel e Gretel





Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB, inizia la settimana dei frutti di bosco, ambasciatrice Fausta Lavagna, leggete qui il suo post.


Noi amiamo i frutti di bosco, ne facciamo un gran uso nella nostra cucina, soprattutto per ricette dolci ma non disdegniamo nemmeno ad utilizzarli nelle ricette salate.
Per noi quindi era impossibile mancare a questa settimana.

Proprio per omaggiare al meglio questi frutti abbiamo pensato di scrivere un post diverso dal solito, abbiamo pensato di farci raccontare direttamente da chi vive e lavora a stretto contatto con questi meravigliosi frutti com'è strutturata la coltivazione e come si arrivi ad ottenere frutti eccellenti.
Ho avuto il piacere di conoscere l'azienda Sant'Orsola di Pergine Valsugana che si sono prestati a rispondere alle mie domande.




Cosa vi ha spinto a lavorare con i frutti di bosco?

Sant’Orsola è la geniale intuizione di una decina di produttori nativi della Valle dei Mòcheni che hanno visto nella coltivazione di fragole e frutti di bosco un modo per valorizzare l’area e frenare l’esodo della gente dalla montagna. La coltivazione di questi prodotti permette di valorizzare piccole superfici agricole, tipiche delle aree di montagna, facilitando pertanto l’utilizzo di terreni marginali e dando la possibilità di occuparsi della coltivazione anche da parte di agricoltori part-time.
Sant’Orsola è composta oggi da oltre 900 aziende agricole socie, la maggior parte delle quali sono aziende di piccole dimensioni e a conduzione famigliare. La coltivazione di fragole e frutti di bosco ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un’opportunità per integrare il reddito principale del nucleo famigliare. La montagna rappresenta il contesto ideale nel quale i frutti di bosco si sono affermati come significativa fonte di reddito integrativa.










Mi racconti le varie fasi di lavorazione

La raccolta di fragole, frutti di bosco e ciliegie viene effettuata esclusivamente a mano, nelle ore più fresche del mattino. I frutti sono raccolti uno alla volta e subito immessi nella confezione finale (“cestino”) per il consumatore. Ciò al fine di mantenere la bontà e qualità del prodotto, evitando inutili e deleterie manipolazioni di prodotti altamente deperibili come sono, per l'appunto, i nostri.
Già in campagna, al momento della raccolta, la frutta viene selezionata dal produttore secondo i criteri di qualità indicati dalla Cooperativa (pezzatura, colore, forma, brillantezza, consistenza, ecc.).
La freschezza è il presupposto fondamentale alla migliore conservazione delle caratteristiche nutrizionali e di gusto dei prodotti. E’ questa l’idea su cui si basa l’organizzazione del tragitto dei frutti di bosco, dal campo allo scaffale. Il sistema organizzativo è sviluppato a partire dalla esigenza di efficienza e rapidità per ridurre al massimo i rischi di deperimento dei frutti. Per questo motivo il percorso di raccolta e distribuzione è semplificato al massimo e ridotto a poche operazioni. Lungo le linee di lavorazione, la pesatura, la coperchiatura e la spedizione su veicoli refrigerati avviene in poche ore per garantire al consumatore finale un prodotto fresco e ricco di sostanze nutritive naturali.




Quali sono gli ostacoli principali della produzione ?

I principali ostacoli alla produzione sono legati da una parte a difficoltà di natura produttiva, quali la mancanza di condizioni pedoclimatiche adatte per questo tipo di coltivazioni (i frutti di bosco non possono essere prodotti ovunque), e in parte a difficoltà di natura logistico/commerciale.




Come si è evoluta la coltivazione negli anni ?

L’evoluzione tecnica per migliorare la qualità ha portato alla copertura delle coltivazioni dei soci Sant’Orsola; tunnel allineati e coperti eliminano i danni derivanti da grandine e pioggia, limitando al massimo la necessità di difesa antiparassitaria che viene eseguita solo in casi di accertata necessità e con prodotti a basso impatto ambientale.
I frutti di bosco Sant’Orsola sono coltivati secondo metodi all’avanguardia ma rispettosi dell’ambiente, con un uso limitatissimo di agro farmaci. Una ‘chimica gentile’ che non intacca il patrimonio naturale del territorio e che si avvale di diverse soluzioni mirate a mantenere inalterati gli equilibri ambientali che accolgono le coltivazioni.
Una scelta etica e sostenibile condivisa da tutti i nostri soci che tutela il territorio, i lavoratori, i consumatori finali.
Rigorosi controlli ed analisi a campione – regolamentati dal Disciplinare di Produzione Integrata – assicurano una periodica e costante verifica della salubrità dei frutti.




Perché questi frutti sono così importanti per la salute?

I frutti di bosco Sant’Orsola sono ricchi di sostanze benefiche per l’organismo, in particolare vitamine, antociani e polifenoli, che aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare e a rinforzare il sistema immunitario.


Per valorizzare al massimo questi prodotti, abbiamo pensato ad un piatto che metta in risalto il gusto di questi frutti.



Per il cremoso ai lamponi e basilico

170 g di cioccolato bianco;
12,5 g di burro di cacao;
50 g di panna;
1 g di colla di pesce;
75 g di purea di lamponi Sant'Orsola frullati;
3 foglie di basilico.

Sciogliete il cioccolato con il burro di cacao al micronde, poco alla volta. Mettete la panna in una casseruola e portatela a bollore con le foglie di basilico spezzettate e lasciate in infusione per almeno 30 minuti. Riscaldate la panna ed aggiungete un pò alla volta il cioccolato bianco sciolto, emulsionando con una frusta. Unite la colla di pesce, precedentemente messa in ammollo in acqua fredda. Alla fine aggiungete la purea di lamponi. Passate il tutto con il mixer per raffinare la crema. Lasciate riposare in frigorifero almeno due ore.

Per la torta ai mirtilli e limone

150 g di farina di riso;
100 g di farina 00;
120 g di zucchero;
125 g di mirtilli Sant'Orsola;
10 g di lievito per dolci;
85 g di uova intere;
75 g di latte intero fresco;
60 g di acqua;
70 g di olio di semi (io ho usato quello di girasole);
3 g di sale fino;
le zeste di un limone biologico.

In un mixer mescolate tutti gli ingredienti gradualmente, esclusi i mirtilli che li aggiungerete alla fine mescolando l'impasto con una spatola. Adagiate il tutto in una tortiera diametro 18 e cuocete in forno preriscaldato a 175 gradi fino a cottura

MONTAGGIO:

Tagliate a cubi, o piccoli rettangoli la torta ed adagiateli in un piatto da portata. Mettete il cremoso in una sacca da pasticcere con bocchetta liscia ed adagiatene dei piccoli ciuffi sopra la torta, disponete successivamente dei lamponi tagliati a metà e delle piccole foglioline di basilico. Spolverizzate con delle zeste di limone biologico e versate dolcemente qualche goccia di succo di lamponi, dei mirtilli tagliati a metà e servite il dolce.




Piatto PUNTO SOAVE

Ricetta tratta dal libro di Loretta Fanella "Dessert al piatto"

Ringraziamo Sara della Sant'Orsola per la disponibilità e la concessione dell'utilizzo delle foto.
Credits: ph: M. Simonini, C. Baroni e chocolatefactorystudio.com


 
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4 agosto 2016

Una peperonata originale



Oggi per il Calendario del Cibo Italiano di AIFB, festeggiamo la Peperonata, Manuela Valentini ne è ambasciatrice, qui il suo articolo.

Per noi la peperonata è fatta solo ed esclusivamente utilizzando rigorosamente le verdure dell'orto, quali melanzane lunghe, peperoni verdi e cipolla. In fatto di colori, ammetto che non è affatto un gran ché ma credetemi il panino con la peperonata resta per me, ancora un must!!!



Ho fatto e rifatto questa peperonata semplicemente tre volte, dato che mio papà non mi dava la possibilità di poter fare le foto, poichè se la mangiava ogni volta senza dirmi nulla e nel momento in cui la andavo a riprendere, dopo aver montato il set sul tavolino nel giardino, mi accorgevo che nella pentola ne era rimasta un misero cucchiaio...

Pertanto, una sera mi metto a preparare la peperonata alle 22.30. Nel frattempo che cuoce, sistemo la cucina, rinfresco il lievito madre (che ho preso per i capelli...) e mi faccio la doccia. Dopo circa 30 minuti la cucina era invasa dal suo profumo, e i ricordi iniziavano ad affiorare...

Spengo il fuoco e mi preparo per abbandonarmi tra le braccia del mio amato Morfeo...

L'indomani mattina la ripongo in frigorifero, con scritto sul coperchio "NON MANGIARE!!!".

Torno dall'ufficio e la mia peperonata era ancora tutta dentro la casseruola... il mio post-it aveva esortito esito positivo. Forse per aver dovuto farla ben 3 volte, non era poi così male, non credete?




Ingredienti:
3 melanzane lunghe;
5 peperoni verdi;
1 cipolla di medie dimensioni;
prezzemolo;
sale e pepe;
olio extravergine di oliva.

Mondate le melanzane e tagliatele a tocchetti, riponetele alla base di una casseruola con i bordi alti. Tagliate i peperoni verdi ed adagiateli sopra le melanzane, successivamente la cipolla.  
Irrorate le verdure con abbondante olio extravergine di oliva e fate cuocere a fuoco basso per circa 30-40 minuti. Tritate del prezzemolo e cospargetelo sulla peperonata. Servite ben calda.

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1 agosto 2016

La grigliata di casa Zampieri





Oggi per il Calendario del Cibo Italiano AIFB si festeggia la giornata nazionenale della Grigliata Mista, ambasciatrice Lidia Mattiazzi, leggete qui il suo post.


La grigliata mista di carne a casa mia è una tradizione che risale al 1982, anno in cui abbiamo traslocato da un appartamento ad una casa singola con taverna, giardino, caminetto interno ed esterno. Per farvi capire la passione della grigliata per la famiglia, mio papà si è fatto costruire ben 3 camini 1 in taverna, quello che normalmente si utilizza d'inverno, 1 al 1° piano, e un caminetto esterno per il quale si dovrebbe chiedere il condono edilizio da quanto grande è.
Ha la parte del fuoco separata dalla parte in cui si cuoce, onde evitare di stare davanti al fuoco vivo per ore.



Abbiamo anche il guardiano della griglia, immancabile ombra di mio papà in ogni suo movimento.




I miei hanno avuto sempre un sacco di amici, amici che a loro volta avevano figli più o meno dell'età mia e di mia sorella.
Era normale per noi passare i sabati e le dominiche in loro compagnia, oltre alle vacanze estive.
Il sabato sera era riservato alla grigliata mista, nel periodo invernale si faceva in taverna e nel periodo estivo fuori in giardino.
D'estate era anche il periodo in cui si faceva rifornimento di legna per il camino, che non doveva mai mancare soprattutto nel periodo invernale.
Ogni famiglia portava qualcosa, mio papà e altri papà erano addetti alla griglia, le mamma alla preparazione della tavola e delle verdure.
Il rito cominciava circa alle 18.00 con l'accensione della brace, come diceva sempre mio papà..."si devono fare le bronse".
Poi verso le 19.00 cominciavano ad arrivare i primi ospiti quelli a cui era demandato l'acquisto della carne.
A casa mia la grigliata mista era composta da:
pollo ruspante di casa (altrimenti niente)
costata di manzo spessa almeno 2 dita
salsicce di maiale
pancetta di maiale
costine di maiale
braciole di maiale o vitello
Tutta la carne sia di ottima qualità.
Il nostro macellaio di fiducia da 40 anni vende a mia mamma sempre ottima carne, e prima vendeva a mia nonna, anche lui fa in un certo senso parte della famiglia.

Mia mamma sistemava tutta la carne in grandi piatti suddivisi per i tempi di cottura...prima la carne bianca (normalmente pollo) poi le costine di maiale, infine costate, salsicce e pancetta.
A volte mia mamma prendeva qualche spiedino, ma non spesso.
Il salame ai ferri anche se a tutti non piaceva, era diciamo l'antipasto di chi era addetto alla griglia, quindi mio papà ed a turno qualche altro papà.
Si perchè non si può cuocere la carne senza mangiare e bere....
Il vino rosso ovviamente non mancava mai...e qui si capisce da chi ho preso.
Per non parlare della mortadella, tagliata spessa e messa ad arrostire sopra la brace, per "testare che la griglia fosse abbastanza calda"....questa almeno era la scusa.
Mortadella che una volta cotta veniva tagliata a dadini e spazzolata in pochi minuti.




Noi bambini giocavamo....
Di solito la compagnia non era mai inferiore alle 20 persone.
Era una vera e propria festa, si mangiava, rideva e scherzava.
La mattina seguente toccava però a mia mamma e a noi sorelle, spreparare e sistemare la taverna.
Quello era l'unico compito ingrato..... ma nessuno di noi poteva rinunciare a quelle serate in compagnia.

Nel tempo, questi sabati sera si sono persi, i bambini sono cresciuti e si sono fatti la loro famiglia e i genitori non hanno più la voglia di lavorare tanto, perchè diciamocelo la griglia mista è comunque un bel lavoro.
Ma a casa Zampieri la tradizione della grigliata mista è viva ancora oggi.
Ogni sabato sera mio papà accende il camino e cucina qualcosa solo per la nostra famiglia.
Le mie sorelle vivono lontano, quindi sono rare le occasioni in cui sono presenti, ma quando vengono a trovarci una griglia non può mai mancare.
Devo ringraziare i miei genitori, che ci hanno educate al gusto e all'eccellenze del cibo. Forse è proprio da queste grigliate che è nata la mia passione per la cucina e il cibo.

La dedizione alla griglia di mio papà è totale, quando cucina nessuno lo può disturbare e gli attrezzi del mestiere devono essere pronti e a portata di mano....altrimenti apriti cielo.
Quindi la mia presenza e quella della macchina fotografica, lo ha un po' disturbato....ma si è sacrificato.

E per chi ancora non l'avesse capito, la grigliata mista per casa Zampieri è un rito serio e non va preso alla leggera.



Ma tecnicamente cos'è la griglia?
E' una tecnica di cottura.

La grigliata, a seconda del metodo di cottura, può essere:
Per irraggiamento, o indiretta, dove la cottura è effettuata principalmente ad opera della radiazione infrarossa (calore) emessa dal combustibile, più indirettamente attraverso il fumo e l'aria calda.





Il carbone viene disposto ai lati, o comunque a una certa distanza dalla grata, e molti considerano questo metodo una tecnica specifica dell'affumicatura, mentre negli stati del sud e nel Midwest degli Stati Uniti questo viene considerato il barbecue vero e proprio. Questa tecnica risulta essere lenta, anche 12 ore, e utilizza delle temperature di cottura medio-basse, di circa 100 - 120 °C (infatti è detta "Low & Slow") o dai 120 - 160 °C (cottura indiretta) o > 180 ° (Grilling o cottura diretta). Per favorire l'affumicatura, si impiegano anche dei trucioli umidi di legno di particolari essenze, che vengono fatti bruciare sulle braci roventi per farne sprigionare l'aroma.
Per contatto, o diretta, dove si utilizzano delle piastre di vario tipo (ad esempio, le tipiche lose in pietra) o griglie arroventate riscaldate elettricamente o dal carbone/legna. Il cibo da cuocere viene disteso sopra tali elementi. La tecnica risulta essere veloce e utilizza delle temperature di cottura elevate
In altre nazioni, come in Australia e molte parti dell'Europa, per barbecue s'intendono carni sia fritte che grigliate. L'attrezzo utilizzato per cuocere non ha un coperchio.




Finalmente la carne è pronta, la costata rigorosamete condita con sale grosso, pepe nero macinato fresco e olio extravergine di oliva, ai miei piace cotta a me al sangue.
La carne di maiale e di pollo è condita con sale e pepe nero macinato fresco.
Tutta la carne è tagliata a pezzi e distribuita nei vari piatti...finalmente ecco il mio!!!



Ed anche Jack ha la sua ricompensa visto il "grande lavoro" fatto.


Dare le quantità e i tempi di cottura, non è possibile, dipende da come la carne è tagliata, da quanto forte è il fuoco, se fatto con la legna o con il carbone, quello che posso dire è di provarla, perchè è un metodo di cottura che permetterà di assaporare il vero gusto della carne.





Fonti: wikipedia
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