26 novembre 2015

Pumpkin Cake Thanksgiving Day



Il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese), o più semplicemente "il Ringraziamento", è una festa di origine cristiana osservata negli Stati Uniti d'America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine verso Dio per il raccolto e per quanto ricevuto durante l'anno trascorso.
Andate a leggere la storia di questo giorno.

La pie alla zucca è il dolce tipico della Festa del Ringraziamento, ha un ripieno caldo color arancio che le regala un aspetto rustico e semplice.
Tradizionalmente va servita senza nessuna copertura.
Ho voluto reinterpretarla a modo mio aggiungendo una copertura di meringa spolverizzata con della cannella, per rendere il tutto molto aromatizzato.
Gustatela davanti al caminetto con una tazza di thè aromatizzato alla cannella.

Ingredienti per la base, stampo da 23 cm
260 gr di farina tipo 1
mezzo cucchiaino di sale
110 gr di burro freddo

Ingredienti per il ripieno
425 gr di purea di zucca (cotta al forno o al vapore)
220 gr di zucchero semolato
mezzo cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di cannella in polvere
1/4 di cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaio di farina tipo 1

Ingredienti per la copertura alla meringa
4 chiare d'uovo
133 gr di zucchero semolato
133 gr di zucchero a velo
cannella per spolverare

Procedimento per la base
Lavorare la farina, il sale e il burro nella planetaria con la frusta a sfoglia a velocità bassa fino ad ottenere una consistenza sabbiosa.
Aggiungere 1 cucchiaio di acqua e mescolare, se necessario agiungere altri cucchiai di acqua, continuando a mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Fate attenzione ad aggiungere l'acqua, è meglio impastare ad alta velocità che aggiungere acqua.
Avvolgere il panetto nella di pasta ottenuto nella pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per 1 ora.



Procedimento per il ripieno
Accendere il forno a 170°C
Stendere la pasta precedentemente preparata e foderare uno stampo per crostate da 23 cm.
Taglia la pasta in eccesso dai bordi.
In una ciotola mettere la purea di zucca, l'uovo, lo zucchero, le spezie, sale e farina e mescolare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.
In base alla consistenza della zucca il composto risulterà più o meno acquoso.
Versare il tutto nello stampo e far cuocere per 30-40 minuti, il ripieno dovrà risultare compatto e non ondeggiante se scuotete lo stampo.
Lasciare raffreddare.

Preparazione della meringa
Accendere il forno a 250°C
Mettere in un pentolino le chiare con lo zucchero, portare il composto alla temperatura di 45°C.
Levare dal fuoco, versare il tutto nel vaso della planetaria e montare fino ad ottenere la meringa.
Spegnere e incorporare lo zucchero a velo mescolando delicatamente con un leccapentole.
Con un sa-a-poche formare la decorazione sulla torta.
spolverare la cannella, per ottenere un effetto ancora più rustico
Mettere la torta in forno sul ripiano più alto possibile, lasciate colorare la meringa in base al vostro gusto.
Togliere la torta dal forno e lasciare raffreddare.


Buona dolcezza Erica
 

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17 novembre 2015

L'orologio nel piatto


Chi non si è sentito almeno una volta imbarazzato come Vivian, protagonista del film “Pretty Woman” magistralmente interpretato da Julia Roberts, dinanzi ad una tavola allestita di tutto punto?
Il Galateo suggerisce come utilizzare le posate e non fa differenza che voi siate mancini o no, unica differenza è per il coltello da pesce, che ha la lama dalla parte sinistra, ma sappiate che esistono in commercio posate adatte appositamente ai mancini.
La regola è quella di utilizzare per prime quelle posizionate esternamente ai due lati del piatto, per andare via via verso l’interno.





Ma come si tengono le posate?
Coltello – viene tenuto nella mano destra, dito indice posto sulla congiuntura tra il manico e la parte non tagliente della lama. Non deve mai essere avvicinato alla bocca, ma può essere utilizzato per aiutarsi a posizionare del cibo sulla forchetta.
Forchetta – tenuta nella mano destra, se la pietanza richiede il solo uso della forchetta, nella sinistra se invece è previsto l’uso del coltello. Deve essere utilizzata con i rebbi rivolti verso il basso e l’indice delicatamente posato sul dorso dell’impugnatura se è necessario infilzare una porzione.
Cucchiaio – mantenuto nella mano destra, non deve essere colmato con la pietanza, bensì riempito solo per i 2/3, deve quindi essere accostato alle labbra dalla parte della punta, sorbendone il contenuto senza risucchio. Ricordiamo che viene posizionato a tavola unicamente se è previsto il servizio di minestre, zuppe e potage.



Durante il pasto e al suo termine qual è la corretta posizione delle posate?

Se durante il pasto desiderate fare una pausa per bere o forbirvi le lebbra con il tovagliolo, le posate andranno lasciate sul piatto con una posizione simile alle 8.20 delle lancette dell’orologio.
I manici delle posate non dovranno mai toccare la tovaglia per evitare che sughi o liquidi scolino lungo il manico. Non andranno nemmeno mai incrociate nel piatto fatto considerato decisamente sconveniente.
Infatti viene considerato un simbolo funesto, pertanto non accettabile al desco, ricordando la figura di Sant’Andrea che non aveva voluto essere crocifisso su una croce uguale a Gesù, chiedendo invece che ne venisse utilizzata una a forma di X.

Quando si è terminato di consumare la pietanza le posate andranno posizionate parallele in direzione delle 6.30




Il linguaggio delle posate agevola il lavoro del personale che sta servendo.
E’ bene ricordare che:
Le posate non si brandiscono come armi, non si gesticola con forchetta o coltello in mano, si deve evitare di produrre rumori durante il loro utilizzo.
La forchetta si porta alla bocca e non viceversa e tutto ciò che è raccolto sulla posata deve essere portato in bocca.
Non si rosicchia la costina infilzata sulla forchetta facendola ruotare mentre si addenta …
Gli spaghetti vanno arrotolati solo sulla forchetta e non con l’aiuto del cucchiaio
Tutto a tavola deve essere consumato con l’utilizzo delle posate, sono ben poche le eccezioni in cui è lecito utilizzare le mani.
Come si mangia … lo leggerete nel prossimo articolo. Vi aspetto!

Anna Ubaldeschi


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8 novembre 2015

Su e giù per i ponti di Venezia con un pezzo del mio cuore ritrovato




Venezia... eh già venezia, per noi padovani raggiungere la città lagunare è una routine, per studiare, lavorare, o semplicemente per una passeggiata.
Vi devo confessare che io sono un'italiana anomala non amo moltissimo la venezia turistica, non mi piacciono, la confusione, il caldo le orde di turisti che seguono un'unica via. Io preferisco la città lagunare in autunno quando una nebbia l'avvolge, andare ai banconi del mercato e parlare con i pescivendoli, hanno sempre qualche storia da raccontare, e perdermi tra i ponti e le callette.




Oggi ho una motivazione fortissima per amare questa città; sono alla ricerca di un pezzo del mio cuore che si era nascosto quando io e la mia amica d'infanzia Giovanna ci eravamo perse di vista.
La vita è imprevedibile, ti leva qualcosa per poi ridarti altro, ed è questo il mio caso.
Io e Giovanna ci siamo conosciute bambine, condividevamo la stessa passione per il tennis, ore ed ore passate sui campi ad allenarci. Siamo cresciute insieme condividendo gli stessi amici, quante corse con la bicicletta per raggiungerli in piazza e pasare con loro ore spensierate.
Eravamo sempre insieme, vivevamo in simbiosi, ci siamo confidate i primi flirt, le stesse ansie...poi come spesso succede la vita ha separato le nostre strade !

Ma ora dopo quasi 20 anni ci siamo ritrovate, ed è stato come se questi 20 anni non fossero mai passati, abbiamo ritrovato la felicità di stare insieme. Certo ora siamo adulte e mature, Giovanna ha una bellissima famiglia, una bimba meravigliosa e simpaticissima, fa un lavoro molto interessante, ma la cosa che mi ha mi sconvolto è che condividiamo la stessa passione per il food, i prodotti della nostra bellissima terra, il mangiar sano, il pane, i viaggi, ecc....
Lei ne ha fatto un lavoro io solo una grandissima passione, ma la cosa strana è che da ragazzine mai e poi mai avevamo parlato di queste cose. Immaginate quindi la sorpresa quando l'abbiamo scoperto.
Ero in ufficio immersa nei miei pensieri lavorativi, quando vedo che la tua faccina si illumina, mi scrive Erica che dici di venire a Venezia ed andar per Bacari ?
Ti faccio fare un giro poco conosciuto dai turisti dove potrai assaggiare i veri "spuncioni" veneziani nei locali di un tempo.
La mia faccia la potrete immaginare...sono entusiasta, accordarci sulla data non è stato facile entrambe impegnate, ma finalmente ce la facciamo.

Io e la mia reflex partiamo destinazione Venezia e Giovanna.

Come faccio a scegliere le foto di Venezia da postare?
Ogni calle, ogni ponte ogni palazzo qui trasuda storia.
Come faccio a farvi sentire l'odore salmastro e il rumore che c'è qui?
Credo sia impossibile.





Giovanna mi aspetta fuori della stazione dei treni e subito cominciamo a chiacchierare, la giornata è bella e passeggiare è piacevole.
Chiacchierando del più e del meno ci inoltriamo in calle poco battute e scopro degli scorci di Venezia che non conoscevo.


Con l'aiuto di qualche libro vi riassumo la storia dei Bacari.


Il bacaro (pron. bàcaro), o bacaréto, è un tipo di osteria veneziana semplice, dove si trova una vasta scelta di vini in calice (ómbre o bianchetti) e piccoli cibi e spuntini (cichéti), caratterizzata da pochi posti a sedere e da un lungo bancone vetrinato in cui sono esposti i prodotti in vendita. Più raro è il caso di bacari che servono piatti più elaborati o che offrono un vero e proprio servizio di ristorazione. I bacari vengono frequentati sia da turisti sia da abitanti del luogo. Oltre al vino, i bacari servono anche le caratteristiche bevande note come "spritz".
l nome bacaro viene dai "bacari" (singolare: bacaro), un termine che, a sua volta, si vorrebbe derivato da "Bacco", dio del vino. Secondo un'altra teoria, deriverebbe da "far bàcara", espressione veneziana per "festeggiare". "Bacari" era il nome attribuito, un tempo, ai vignaioli e ai vinai che venivano a Venezia con un barile di vino da vendere in Piazza San Marco insieme con dei piccoli spuntini. Il bicchiere di vino che si beveva si chiamava "ómbra", perché i venditori seguivano l'ombra del campanile per proteggere il vino dal sole. Per evitare il faticoso trasporto ogni giorno, si cercava in seguito un locale fermo, che si usava come magazzino e come mescita.










Questi tipici locali si differenziano dalle comuni osterie per via della modalità di consumazione dei cibi, per il modo in cui questi sono presentati al pubblico, e per le dimensioni e struttura degli ambienti interni. Il bacaro, quindi, è solitamente di piccole dimensioni, con pochi posti a sedere, banconi con sgabelli simili a quelli dei bar e vetrine in cui vengono esposti i cibi. Questi, di solito, vengono acquistabili a pezzo, al fine di comporre un piatto con diversi tipi di prodotto diverso. Il bacaro viene visto sia come un esercizio di ristorazione per il pranzo, sia come luogo di aperitivo. I turisti tendono a servirsi di tali esercizi per farvi un vero e proprio pasto completo (anche una decina di pezzi), mentre gli abitanti di Venezia lo usano perlopiù come un ritrovo per bere, o una tappa di più locali in una serata destinata al bere, e il cibo è solo un accompagnamento (uno o due pezzi), in modo da non assumere le bevande a stomaco completamente vuoto. Sono due filosofie completamente diverse nella fruizione dello stesso posto ed entrambe, ai giorni nostri, possono essere ritenute "principali", nonostante il bacaro sia nato perlopiù come luogo d'aperitivo piuttosto che di pranzo o cena.







Alcuni bacari sono frequentati da turisti, ma ce ne sono altri, più nascosti nei piccoli vicoli, che sono frequentati da veneziani a cui piace "andar a cicheti" (o fare il "giro d'ombra"), che vuol dire andare al bacaro, trovare degli amici e bere un "ombra". Il vino della casa si chiama sempre "ombra"; al bacaro non si trova solo del vino semplice ma può esservi anche una grande scelta tra vini di alta qualità. Tradizione in voga tra i pensionati, soprattutto a Cannaregio, è fare il giro dei bacari partendo dal ponte delle Guglie e arrivando fino a Santi Apostoli.
Ci sono anche i Bacari "moderni"








Poi arriviamo finalmente a mangiare in assoluto la miglior polpetta di carne di Venezia









E' impossibile per me stilare una classifica dei Bacari, ogni locale ha una peculiarità, il mio consiglio è quello di perdersi per le calli e scoprire questi localini carichi di storia.
Siate curiosi e distinguetevi dalla massa.


Cos'altro vi posso dire?
Per me è stata una giornata emozionante con la mia amica al fianco a fare quello che più ci piace.
Da adesso amerò Venezia con tutto il mio cuore, il mio cuore di ragazzina.

Giovanna grazie per la bellissima giornata, la rifaremo molto presto.




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1 novembre 2015

Risotto al vino friularo del Dominio di Bagnoli




Oggi vi voglio parlare di un vitigno autoctono che nasce e si sviluppa a Bagnoli di Sopra, piccolo paese nella campagna padovana.
La storia di questo vitigno vi sorprenderà per la qualità, la versatilità d'utilizzo e per la splendida cornice in cui è prodotto.

Leggete l'articolo che ho scritto per l'associazione italiana food blogger.

Il vino friularo della cantina del Dominio di Bagnoli.


Ma il dominio di Bagnoli non produce solo un ottimo vino, potete trovare anche miele, farina per polenta e dell'ottimo riso carnaroli e basmati.



Quindi sfruttando il vino della riserva tardiva e il riso carnaroli una delle ricette più facili è il risotto.

Ingredienti
1 lt di brodo vegetale
1 bicchiere di vino Friularo Riserva
150 gr di riso Carnaroli del dominio di Bagnoli
sale e pepe
5 gocce di glassa di acete balsamico

Procedimento
Preparate il brodo vegetale. Appena pronto procedete alla preparazione del risotto nel modo classico.
Subito dopo aver tostato il riso aggiungere il vino, e poi man mano il brodo vegetale.
Regolate di sale e di pepe.
Mantecate con una noce di burro.
Una gratuggiata di parmigiano reggiano riserva 36 mesi, aggiungete 5 gocce di glassa di aceto balsamico.
Pronto in tavola.
Il risotto avrà una bella colorazione viola e tutto il sapore dell'uva friulara.



Venite a scoprire la Cantina del Dominio di Bagnoli, appena varcherete il portone vi sembrerà di tornare indietro nel tempo.

Buon divertimento

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